Mal di Gola: Curalo Smettendo di Fumare

Curare un mal di gola smettendo di fumare è importante non soltanto dal punto di vista clinico, ma anche da quello emotivo. Ti è mai capitata una bronchite acuta o cronica da dover smettere qualunque attività per via delle difficoltà causate da catarro o dalla difficoltà nel respirare? Di sicuro avrai notato una certa irritabilità nel tuo comportamento quando sei in preda ad una forte tosse che brucia, e questo può essere davvero deleterio sia per la tua salute fisica che per quella spirituale: per dirne una, potresti finire per litigare spesso con il tuo partner per l’eccessivo disagio causato dalle “bionde”. D’altronde prima ti deciderai ad abbandonare le sigarette e prima tornerai a vivere una vita tranquilla e salutare con la tua compagna, o il tuo compagno, evitando anche danni a bocca e denti, e alle corde vocali perché anche con un semplice bacio un fumatore può trasmettere batteri e infettare il partner.

La gola è infatti il primo organo che filtra gli agenti patogeni esterni per impedire che entrino nel tuo organismo. Anche l’aria che respiri quotidianamente può contenere elementi irritanti che possono favorire infezioni virali o batteriche anche gravi. L’inquinamento urbano, il fumo di sigaretta, polveri e lo smog in generale non sono semplici da controllare direttamente e possono contribuire al mal di gola persistente. Ma un po’ di tosse è anche un normale disturbo dovuto ai mesi invernali o estivi, ai cambi di stagione. I fumatori, però, pensano erroneamente che sia anche una logica reazione al fumo di sigaretta, nonostante la Bpco sia stata inserita come malattia cronica nei nuovi Lea (i livelli minimi di assistenza che garantiscono cure gratuite ai malati). Nella peggiore delle ipotesi, se continui a fumare potresti infatti dover curare una broncopneumopatia cronica ostruttiva, in sigla Bpco. Gli pneumologi si sono divertiti ad etichettare due condizioni che senz’altro conoscerai come bronchite cronica ostruttiva e l’enfisema polmonare. Pensa che, secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), queste due patologie racchiuse in una rappresenteranno la terza causa di morte in tutto il mondo.

Sei ancora sicuro di voler continuare a fumare? Per saperlo basta una spirometria. Il sintomo tipico è la difficoltà di respiro dovuta alla formazione di un blocco bronchiale, ossia un restringimento del calibro dei bronchi a causa dell’infiammazione che il fumo provoca e, in altri casi, all’enfisema. La presenza dell’ostruzione bronchiale è la condizione necessaria perché venga poi posta diagnosi di Bpco.

Per la rilevazione del broncospasmo basta una spirometria che consiste in una misurazione del respiro tramite un apposito strumento (in cui viene chiesto al paziente di soffiare). La Bpco non è però una patologia a sé stante, ma va considerata una malattia sistemica. Chi ne è affetto soffre in genere di altri disturbi, di tipo cardiovascolare per esempio, o renale, anche questi attribuibili al fumo. E in alcuni casi sintomi come la dispnea possono essere dovuti, per esempio, anche alla presenza di uno scompenso cardiaco. Curare un paziente con Bpco significa controllare i sintomi con le terapie che abbiamo oggi a disposizione, ma in contemporanea ricercare e curare eventuali patologie concomitanti. Le terapie anti Bpco oggi disponibili sono solo sintomatiche.

Trattamenti e farmaci che vengono usati in base a linee guida chiamate GOLD hanno l’obiettivo di prevenire una ricaduta, perché potrebbero verificarsi danni peggiori nella funzionalità polmonare. Sono tre le categorie di farmaci utilizzate in varie combinazioni: i cortisonici (che riducono l’infiammazione) e due classi di broncodilatatori per estendere i bronchi (i Laba, cioè i beta stimolanti e i Lama che agiscono invece sui recettori muscarinici), tutti somministrabili con dispositivi per l’inalazione e ionizzatori. Ma prima di decidere se somministrare o meno antibiotici e magari passare addirittura ad una triplice terapia, è opportuno soprattutto nei fumatori controllare anche il microbioma polmonare perché un gruppo di ricercatori tedeschi dello Helmholtz Zentrum German Research Center for Environmental Health di Monaco ha rilevato la presenza di batteri nei malati di Bpco rappresentati maggiormente dal genere Streptococchi (quelli coinvolti più frequentemente nelle ricadute infettive), mentre nei sani la presenza del genere Prevotella.

Ma se sei in uno stato non grave, oltre ai rimedi della nonna, come il latte caldo e miele e i gargarismi con acqua e sale o con il succo di limone, per curare un mal di gola esistono anche i rimedi naturali, anche se smettendo di fumare tutto questo non succederebbe, o potrebbe accadere meno frequentemente senza arrivare ad una forma grave di faringite o laringite curata con un semplice antibiotico come la amoxicillina. Ad ogni modo, il rimedio naturale per eccellenza contro il mal di gola è la propoli, ma anche lo zenzero può andare bene viste le sue proprietà antisettiche. Una terapia fitoterapica ad hoc per faringiti e laringiti è invece il Tea tree oil e il colluttorio Ribes nigrum. Bere molta acqua è fondamentale, ma vista la difficoltà nel deglutire possono essere utili anche delle tisane preparate con altre piante medicinali o degli infusi con cui fare dei gargarismi. Poi ci sono anche altre sostanze utili per sempre per decongestionare, lenire e rinfrescare la gola infiammata: l’eucalipto, il timo, la mirra, il mirto e la menta.

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